
Mentre l’Italia di Lippi si accingeva a vincere i mondiali, tra cori festosi il mio aereo toccava territorio portoghese.
Grazie a Easyjet quello che doveva essere un tranquillo trasferimento si è trasformato nel viaggio della speranza con arrivo a destinazione finale alle 3 di notte.
Per la serie chi ben comincia…Ma poi perché prendersela? Sono in VACANZA!!!
Beh certo quando la mattina dopo alle 9 vengo svegliata dal “dolce” suono della campana che al camp indica la tassativa sveglia mi ritrovo a sussurrare tante dolci paroline verso Mr Easyjet! Poi guardo fuori e…è nuvoloso!!! Qualcuno avrà fatto la macumba!
Dopo l’abbondante colazione si parte tutti insieme appassionatamente per la spiaggia e le onde. Si perché il vero surfista non si ferma davanti a due nuvolette…veramente nemmeno davanti alla tempesta come avrò modo di scoprire l’indomani.
Temperatura esterna 15° senza sole, temperatura dell’acqua 10°… vorrei tornare al caldo di Milano… ma prendo coraggio, indosso la muta e si parte alla ricerca delle onde.
La prima lezione è sulla sabbia. Cerchiamo di familiarizzare con la tavola… niente a che vedere con quelle fantastiche tutte aerografate e fatta con materiali ultraleggeri… la mia è azzurra, lunghissima e decisamente pesante per i miei gusti…
Sdraiata sulla tavola, con le mani all’altezza dei pettorali, mi insegnano i movimenti base per alzarmi: mi spingo verso l’alto come in una flessione, appoggio un piede sul fondo della tavola e, aiutandomi con il ginocchio dell’altra gamba, salgo e metto il piede circa a metà surf. Sono su! Le gambe restano flesse mentre sollevo le braccia all’altezza della vita per mantenere l’equilibrio.
Beh facile…sulla sabbia!!!! In mare non è facile come a terra ma l’istruttore dice che noi piccole nane siamo facilitate…sarà…proviamo!
Dopo una buona oretta di tentativi falliti, con i piedi che sembrano due ghiaccioli non vedo l’ora che l’incubo finisca quando ecco che ci sono…1, 2, 3, e sono in piedi sulla tavola sull’onda!
L’isterismo dei mille contrattempi lascia il posto ad una sensazione di libertà. In piedi sulla tavola mi ritrovo ad urlare I can do it!!!!
Le altre lezioni mi aiutano a diventare pratica e poi l’ultima lezione l’istruttore ci porta a prendere l’onda.
Questa è la vera difficoltà: riconoscerla, remare con lei e alzarsi al momento giusto…ci riuscirò mai?
Ma il surf camp non è solo surf…è anche vita in simbiosi con gli altri surfisti provenienti da tutto il mondo.
Tutto si fa insieme e tutto funziona alla perfezione. Ogni sera si organizza qualcosa: cucina portoghese, barbecue…always party!
Adesso sono qui a Lisbona in attesa del volo che mi riporterà a casa (ancora una volta in ritardo), penso ai nuovi amici, alla mia Lolita che è a casa che mi aspetta, ma soprattutto penso…a quando la prossima vacanza???
Un bacione
(Surf)Lu